Appello corteo 19 marzo 2005

Il 16 marzo 2003: una notte nera per Milano. Una notte cominciata in via Brioschi nel quartiere Ticinese, dove un gruppo di nazi-fascisti aggredisce a coltellate alcuni compagni ferendone tre. Uno di loro, Davide “Dax” rimane a terra, assassinato.

 

Gli amici e i compagni accorsi all’ospedale San Paolo per avere notizie trovano ad aspettarli numerose pattuglie di polizia e carabinieri (tra cui alcune del 3° battaglione Lombardia, noto per essersi distinto nei feroci pestaggi del G8). La presenza delle forze dell’ordine è pressante e provocatoria e presto sfocia in brutali cariche sia all’interno che all’esterno del pronto soccorso. I feriti si contano numerosi, colpiti in faccia e in testa anche con armi “speciali” quali mazze da baseball impugnate da carabinieri che colpiscono al grido “comunisti di merda vi ammazziamo tutti”… .
Una notte di lame, di sangue, di botte, di terrore. La notte in cui abbiamo perso Dax.

Ricordiamo quei fatti perché rimangano impressi nella memoria di tutti, ma soprattutto per non dimenticare Dax. E' nostra convinzione che per farlo vivere per sempre e sentirlo ancora al nostro fianco sia necessario continuare oggi le battaglie a cui lui stesso si dedicava con passione, e che rendere onore alla sua memoria non significhi limitarsi a commemorare la sua persona ma perseverare  nell’antirazzismo, nell’antifascismo e nelle lotte sociali.

Il 16 marzo dell’anno scorso ricordare Dax ha voluto dire lottare per la casa, denunciare quella speculazione edilizia che dilaga nei nostri quartieri e praticare la necessità della riappropriazione diretta, occupando uno stabile in viale Umbria. Un’occupazione durata circa una settimana e subito seguita dall’arresto di quattro antifascisti impegnati nelle mobilitazioni di quei giorni. Il mandato di cattura fu riferito ad un fatto risalente a due mesi prima: l'allontanamento di quattro neofascisti da un treno di manifestanti. L’accusa falsa e pretestuosa che viene formulata è “rapina”, un capo d’imputazione che sta costando mesi di detenzione preventiva fatta di carcere, trasferimenti, arresti domiciliari e libertà vigilata. Sulla base di questo pretestuoso episodio si è prodotta una montatura giudiziaria  che cerca di criminalizzare una parte attiva del movimento milanese. Dopo quasi un anno questa persecuzione vede ancora  compagni costretti al rientro serale o con l'obbligo di firma. Amara coincidenza vuole che proprio il 16 marzo di quest'anno, nel secondo anniversario della morte di Dax, il tribunale di Genova emetterà la sentenza di primo grado. E  così attendiamo il verdetto preparandoci ad affrontarne l’esito. In questi mesi, impianti accusatori analoghi sono stati riproposti a carico di diversi compagni in tutta Italia, come nel caso di Torino dove vi sono accuse di rapina per aver allontanato dal corteo del primo maggio alcuni furbi provocatori berlusconiani, così come sempre di rapina si parla per  le spese sociali avvenute a Roma qualche tempo fa. Un ulteriore segnale a riprova del fatto che è in corso un trasformazione nel registro delle politiche di repressione e controllo. La svolta autoritaria nelle forme di dominio possiede un ampio raggio d’azione. Arriva a colpire anche i detenuti politici e comuni rinchiusi nelle carceri di Biella, Sulmona e Opera con un drastico inasprimento delle condizioni detentive, si dispiega nelle strade delle nostre città attraverso la militarizzazione dei territori, la video sorveglianza o le
campagne securitarie.

E se alcuni di noi sono stati costretti ad attraversare il mondo carcerario a causa di qualche procura fraudolenta, condividendo tale condizione con i molti fratelli e sorelle migranti detenuti, ascoltando le loro storie di vite senza diritti abbiamo maturato uno stimolo in più per dedicare le giornate di marzo alla lotta contro il razzismo.

A partire sicuramente dalla battaglia per l’abolizione della legge razzista Bossi – Fini, senza ritornare all' altrettanto razzista Turco-Napolitano. Infatti la Bossi Fini smaschera e rende evidente come le leggi sull’immigrazione dai paesi Europei non siano altro che leggi di gestione e organizzazione del mercato del lavoro, che tramite le ‘barriere’ e i ‘vincoli’ imposti agli stranieri edificano una differenza sistematica fra lavoratori italiani e stranieri nel tentativo di privare questi ultimi della benché minima possibilità di far valere i propri diritti.

La legge Bossi Fini presuppone un lavoratore ‘usa e getta’, il cui vincolo di permanenza nel nostro paese è l’utilità del suo lavoro, Finita la possibilità di un contratto di lavoro regolare finisce la possibilità di stare nella ‘legalità’, infatti l’effetto perverso di questa legge è quello di produrre un enorme bacino di lavoratori ‘clandestini’ fruibili a basso costo e zero diritti da padroni e padroncini, per i quali, nella prima versione della legge, non veniva nemmeno prevista una ‘multa’ nel caso di assunzioni irregolari. La clandestinizzazione del lavoro è insomma uno degli obiettivi principali di questa norma.

Queste leggi generano irregolarità, clandestinizzazione… ma cosa succede se ti trovano senza documenti, per strada per caso, o magari durante uno dei raid notturni polizieschi per esempio in qualche campo Rom??
Immediatamente vieni spedito in un CPT, centro di permanenza temporanea, una delle idee cardine della Legge Turco Napoletano.
Un CPT è peggio di un carcere, la sua esistenza viola qualsiasi legge nazionale ed internazionale sui diritti degli uomini e delle donne. Queste strutture che imprigionano per reati amministrativi sono gestite alla mercè del più completo arbitrio da organismi poco raccomandabili come la militare croce rossa italiana, asservita alle destre al potere. Difficile è avere notizie su cosa succeda al suo interno, le poche notizie che trapelano parlano di quotidiane vessazioni, abusi e maltrattamenti; per di più le richieste di ingresso per monitorare la situazione vengono sistematicamente ostacolate. Ci restano solo frammenti di racconti e testimonianze di chi c’è stato, oppure il dramma delle rivolte interne che in questi anni si sono succedute.
Per questo chiediamo la chiusura immediata dei CPT,moderni lager razziali e rivendichiamo il diritto alla libera circolazione.

Oltre alla criminalizzazione dei lavoratori stranieri e al tentativo di ridurli a pura merce usa e getta, le leggi sull’immigrazione, rendono ancora più difficili i ricongiungimenti familiari e soprattutto il riconoscimento di un reale diritto di asilo per i rifugiati politici, che diventa sempre più un miraggio, soprattutto a seguito delle modifiche operate dalla Legge Bossi Fini, che individuano nella crescita esponenziale degli ultimi anni dei richiedenti asilo il ‘problema dell’abuso delle istanze di asilo’ e non lo spettro del dilagare delle guerre

E se pure sei riuscito ad entrare in Italia, a non farti arrestare, a non farti mettere in un CPT, a circolare per le strade senza paura di essere espulso o arrestato, anche allora il ricatto continua sul fronte dei diritti fondamentali come il lavoro e la casa.
Accedere all'edilizia popolare è prerogativa dei cittadini italiani, dicono i partiti razzisti, come Lega Nord e Alleanza Nazionale; e se riesci a trovare una casa in affitto è a prezzi esorbitanti perchè i palazzinari fanno affari d'oro con gli stranieri.
Così anche per il diritto allo studio, per potere accedere a corsi universitari devi avere un permesso di soggiorno con contratto di lavoro di almeno un anno, o uno speciale per motivi di studio. Per qualsiasi documento devi andare in questura, come se fossi sempre e comunque un 'problema d'ordine pubblico' , a fare code di ore e ore.
Il diritto alla casa, al lavoro, alla salute, ad un’istruzione, al reddito sono universali. Sono un diritto di tutti, italiani, stranieri, marziani!!

In un contesto generale di peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, di precarizzazione dell’esistenza e di frammentazione del tessuto sociale, le istanze razziste si insinuano per fomentare le cosiddette “guerre tra poveri”: canalizzare la rabbia nel risentimento contro chi è “straniero” è utile per mettere in secondo piano i rapporti di sfruttamento che accomunano tutti, italiani e migranti. Va sottolineato che se da un lato i problemi di precarietà e licenziamento riguardano tutti i cittadini, per i migranti  si sommano a quelli ancor più gravi della clandestinità coatta e dell’espulsione.

La resistenza all’intolleranza, alla repressione, alla fascistizzazione e al revisionismo diffuso, deve riuscire a coinvolgere la rete dei soggetti che si trovano ogni giorno a fare i conti con spazi di libertà sempre più ristretti o negati. La lotta contro il razzismo deve significare anche battersi contro il fascismo e contro tutti gli intolleranti  che si schierano a difesa dello sfruttamento e che dell’attacco ai migranti fanno la propria bandiera. A questo proposito negli ultimi due anni abbiamo assistito a una recrudescenza degli attacchi e delle provocazioni di matrice nazifascista. In particolare a Milano, nell’agosto 2004 si registra il fatto più grave: sempre in quartiere Ticinese, sei compagni di Conchetta vengono accoltellati e feriti gravemente. Più recente è la sequenza di attentati che hanno causato l’incendio prima del centro sociale La Sede di Vigevano, poi del Paci Paciana a Bergamo, dell’O.R.So. a Milano e del Magazzino 47 a Brescia. Episodi che evidenziano una linea di continuità ed un livello di organizzazione che si sta consolidando anche grazie al regime di connivenza-impunità instaurato da magistratura, polizia, istituzioni, con l'ausilio di parte della stampa. Tra gli obiettivi della violenza squadrista e intollerante vi sono compagni o centri sociali, ma anche associazioni di immigrati, campi rom piuttosto che singoli di cui spesso non si ha notizia.

Non va dimenticato, perché centrale nella comprensione di questa fase storica, che il 19 marzo sarà anche il lugubre anniversario dell’inizio dei bombardamenti americani. Mentre a livello internazionale, sul “fronte esterno”, la guerra globale permanente diventa l’aspetto principale della difesa degli interessi economici del capitale, sul “fronte interno” le provocazioni e le aggressioni, gli arresti e la repressione diventano centrali nelle politiche sociali e di gestione della crisi che investe la società. La propaganda bellicista del nemico internazionale per giustificare stragi e occupazioni militari all’estero viaggia parallelamente a  quella  che dipinge un fronte interno fatto di pericolose culture politiche di opposizione e lotta, e di pericolosi stranieri che devono essere tenuti controllati, confinati o espulsi per non nuocere.

Praticare l'opposizione contro questo clima sociale, ribellarsi alla costrizione della paura, sottrarsi al ricatto del controllo sociale è l’obiettivo comune di tutt* quell* che come Dax  vogliono costruire e difendere un progetto di società altra.

Vediamoci nelle strade di Milano in un corteo che porti in piazza la rabbia della voglia di lottare, i colori, le lingue e le culture che vorrebbero spaventare, i suoni e le parole che non potranno mai né controllare né rinchiudere.

 

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