Milano, marzo 2007

Questa lettera è un contributo in vista dell’anniversario dell’omicidio di Dax. È un vissuto di 4 anni che vogliamo condividere con chi resiste ancora con Dax nel cuore

Milano, marzo 2007
Caro Dax,scriviamo questa lettera per provare a raccontarti un po’ di cose, ora che si sta avvicinando il mese di marzo con il quarto anniversario. Sono quattro anni che manchi.Quattro anni in cui sono successe tantissime cose e ne sono cambiate ancora di più.

Ci piace pensare che, in qualche modo, sai tutto, che partecipi alle gioie e ai dolori di ognuno di noi, come se vivessimo insieme ogni momento di lotta e di vita.

Ci piace sentire che non saremo mai soli e che ti porteremo nel cuore per sempre.

Non è facile provare a mettere insieme i pezzi a partire dall’anno 2003, da via Brioschi e dal San Paolo. I ricordi si sovrappongono… La notizia della tua morte, gli occhi di tua madre, l’altro compagno ferito in fin di vita all’Ospedale, le prime assemblee in cui una buona parte delle persone aveva il volto tumefatto dalle mazzate degli sbirri… e i giornali, e le mobilitazioni, e le decisioni da prendere in fretta, e la testa che scoppia, e la ragione che sfugge perché ancora sembrava non poter essere vero…

Invece era vero e lo avevano capito tutti quei compagni e compagne che già dal giorno successivo, lunedì 17 marzo, arrivavano a portare la loro solidarietà da diverse parti d’Italia.
Oltre tremila persone avevano riempito il quartiere. Il movimento era presente.
Di polizia e carabinieri invece neanche l’ombra, la Questura di via Tabacchi aveva addirittura le saracinesche abbassate! Avremmo potuto fare qualsiasi cosa e dare sfogo a tutta la rabbia e alla disperazione che cresceva nei nostri cuori minuto dopo minuto. Come questo non sia successo ancora ce lo stiamo chiedendo.

Il sabato successivo, 22 marzo, dopo i funerali, si è svolta una manifestazione nazionale antifascista circa 20.000 i partecipanti. Un fiume di gente che da piazza XXIV maggio ha raggiunto largo Cairoli per congiungersi con l’altro corteo, quello contro l’aggressione all’Iraq, che, per una strana coincidenza, è iniziata proprio in quelle stesse ore.
E’ stato impedito il passaggio sotto l’ambasciata americana e, è triste dirlo, invece di tentare, eventualmente, ad avvicinarsi lo stesso, dopo poche centinaia di metri si è assistito al fronteggiamento di due spezzoni del corteo. Per un po’ si è temuto il peggio, tipo un’implosione in diretta, poi, fortunatamente, la situazione si è calmata.
Ci sarebbero mancate solo le mazzate interne proprio nel giorno dei tuoi funerali!
Sono passati quattro anni e la situazione non è per nulla migliorata, anzi.
Le contrapposizioni, il gregarismo e la diffidenza hanno preso il sopravvento. Il movimento si è sostanzialmente ripiegato su se stesso, rinchiuso in compartimenti stagni. Di fronte al sogno di trasformare l’esistente sembrano prevalere le logiche di parrocchia, di egemonia, di leadership e di potere. Va bè, lasciamo perdere sarebbe un discorso troppo complicato e desolante da affrontare adesso.

Dopo quelle giornate di grande mobilitazione il tempo ha ripreso a scorrere, scandendo inesorabilmente la tua assenza. Abbiamo cercato in tutti i modi di ricostruire e documentare, attraverso dossier, video e una mostra, la cronaca di quella notte: la notte nera di Milano.
Nel corso dei mesi seguenti abbiamo percorso l’Italia da Nord a Sud per partecipare a dibattiti, presentare il video e diffondere il materiale. Grande è stato l’interesse e la solidarietà incontrata nei compagni, anche di varia provenienza e formazione politica. La tua storia è diventata la storia di molti e faceva un certo effetto vedere scritte come “Dax Vive” sui muri di altre città, Torino, Livorno, Lecce, Roma, Napoli… .

Presto si è arrivati all’anno 2004. Marzo 2004, il primo anniversario. Se è vero che ogni giorno è doloroso, l’anniversario rimane uno dei momenti più duri. Rievoca prepotentemente immagini e ricordi, caricandoci di un senso d’impotenza difficilmente sopportabile.
Nel marzo 2004 eravamo più o meno ancora tutti insieme, il gruppo come l’hai conosciuto tu, ed avevamo organizzato cinque giorni di iniziative e lotta. Il tema era stato quello a te molto caro del diritto alla casa. Un corteo aveva attraversato la città fino a Viale Umbria. dove da un grande stabile veniva calato uno striscione: “In ogni casa occupata Dax lotta ancora”. Era l’occupazione di Casa Dax. Gli occupanti hanno finito per essere un assortimento molto variegato di compagni e compagne con qualche (poche) famiglie. Se la convivenza e il lavoro politico avessero potuto funzionare non lo sapremo mai perché, dopo circa una settimana, gli sbirri sgomberavano. Alcuni compagni avevano resistito per quasi 12 ore sul tetto mentre gli altri  bloccavano il traffico, c’è stata anche una piccola carica…
Purtroppo non sono seguite nuove occupazioni a segnare la continuità con quel percorso. L’esperienza si è sostanzialmente chiusa, anche perché, a due giorni dallo sgombero, la magistratura di Genova faceva arrestare i quattro antifascisti per il fatto del treno.

Inutile dirti che non eravamo affatto preparati ad un colpo simile. L’accusa di rapina e i mesi di carcere e domiciliari. Tutto il nostro impegno è andato nella campagna per la liberazione dei “4”, anche se poi probabilmente non è servita a nulla. La carcerazione preventiva si è protratta per mesi, in tre sono stati condannati confermando in pieno il teorema dei PM.
Pensa che la sentenza è arrivata proprio il 16 marzo 2005! Quella giornata è stata terribile! La mattina siamo dovuti andare in treno a Genova per assistere all’udienza. Eravamo solo una cinquantina di persone e, nella pausa prima della pronuncia del giudice, la Digos ha fatto sequestrare i computer del Supporto Legale. Non ci si poteva credere!  Rientrati in aula un compagno si è poi beccato fino a 3 anni e 8 mesi!
Tornati a Milano abbiamo raggiunto via Brioschi e nessuno ha avuto la forza neanche di parlare.

Prima di arrivare al secondo anniversario però c’è stato anche altro sangue…
Poco dopo gli arresti, alla fine di aprile, un agguato dei nazi proprio qui in quartiere: un nostro compagno veniva accoltellato alla gamba. Solo un preludio di quello che succederà in agosto, ancora in Ticinese. Quella volta vennero in tanti, sempre con i coltelli e assaltarono il Malabestia e Conchetta.  I feriti furono 5, colpiti in punti vitali, come il fegato. Uno ha visto veramente la morte in faccia ed è stato operato d’urgenza due volte. Che spavento!
Il dramma ulteriore è che, di fronte ad azioni pianificate, non ci fu una risposta organizzata e decisa che riuscisse a riportare un po’ di paura al mittente. Solo in ottobre si riuscì a fare un corteo in quartiere. Non c’era né partecipazione né determinazione e, ancora una volta, hanno prevalso tensioni interne. Qualche mazzata è volata, per intenderci niente di grave, ma  proprio davanti all’ORSO! Che palle! C’è gente che per mesi non ha parlato d’altro.
Nel frattempo i fasci invece non hanno smesso di muoversi e, tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, ci sono stati una serie d’incendi a centri sociali in Lombardia: Milano, Bergamo, Brescia, Vigevano. Più in generale, in Italia l’aria che si respira è cambiata e oggi in rete si hanno delle fitte cronologie di attacchi e aggressioni squadriste.

Con il correre del tempo, piano piano, cambiava anche la composizione al nostro interno.
Qualcuno si allontanava e prendeva altre strade. Qualcun altro si avvicinava e cominciava a camminare con noi. Altri invece sono proprio spariti e non li vediamo quasi più.
Arriviamo al marzo 2005. Il tema è stato quello della lotta al razzismo, ancora una volta si voleva associare il tuo ricordo a una lotta sociale, non limitandosi alla commemorazione.
Il lavoro preparatorio è stato intenso e tutti abbiamo imparato cose nuove. La manifestazione era molto meno numerosa dell’anno prima, la percentuale dei migranti al suo interno però era forte ed è stato quello l’unico risultato della giornata.
Il corteo sarebbe dovuto arrivare sotto il CPT di via Corelli, ma ci hanno fermato a parecchie centinaia di metri. Che delusione! Non sappiamo neanche se da quella distanza i detenuti abbiano sentito qualcosa. Solo in due, passando per un campo, sono riusciti ad avvicinarsi e mettere dei fuochi d’artificio… magra consolazione… Poi sono entrate le varie delegazioni… la dimensione ha preso la  piega che puoi immaginare… .

L’anno 2005 è trascorso senza cose eclatanti, sono stati fatti dei lavori anche interessanti, ad esempio durante l’occupazione del dormitorio in Maggianico. Ti sarebbe piaciuta quella dimensione! Precaria, contraddittoria, ma molto reale.
Il 2006, l’anno scorso, è stato invece un anno che in molti ricorderanno. Come gli anni precedenti stavamo preparando un lavoro su un tema, il carcere. I vari ragionamenti erano in corso quando la Questura, dopo aver negato la piazza a gennaio perché c’era la giornata della Memoria, ha accordato l’autorizzazione per il corteo nazionale della Fiamma Tricolore a Milano l’11 marzo.
11 marzo a 5 giorni dal tuo assassinio. E la nostra Memoria?
Una parata neonazista a Milano alla vigilia del terzo anniversario. Bisognava fare qualcosa, era una provocazione inaccettabile. Lo scenario di corso Buenos Aires quel giorno lo conosci.
Si era in pochi ed è venuto fuori un delirio. Nessuna gestione di piazza, nessuna lucidità nei tempi e nei modi. Il delirio si è presto trasformato in disastro con i 40 arresti in piazza e i 27 compagni rimasti per quattro mesi in prigione. Le macchine incendiate e le sassaiole, in piena campagna elettorale, hanno fatto notizia per giorni sui media nazionali. Eravamo i nuovi barbari.
Tutto l’arco di forze politiche istituzionali ci hanno attaccato e nel movimento in molti hanno cercato di fare il loro gioco. Chi il 16 marzo è andato al corteo riparatore dei commercianti, chi pretendeva di sentire i mea culpa tipo “è stato tutto un errore”, chi si crogiolava nell’isolamento facendo ciechi trionfalismi. In tanti se ne sono lavati le mani “non è colpa nostra”, in pochi si sono assunti le proprie responsabilità, in ancora meno ci hanno messo cuore. In 19 sono stati condannati per concorso in “devastazione e saccheggio” a 4 anni. Un precedente mica male che speriamo non venga confermato in altri processi.
Nonostante le mille difficoltà la campagna per la liberazione degli antifascisti ha impegnato molti, trovando la sua massima espressione nel corteo del 17 giugno quando scesero in piazza oltre 10.000 persone. Anche durante il processo si è riusciti a garantire una presenza in aula, che pesantezza avere così vicino tutte quelle persone dentro una gabbia e non poter far nulla per portarle a casa, lontano da quelle sbarre e da quelle guardie. Con la sentenza poi è arrivata anche la scarcerazione, dopo 4 mesi, poi per i condannati ci sono stati i domiciliari e adesso hanno le firme. Forse prima dell’estate ci sarà l’appello, ma sembra che nessuno, al di fuori di avvocati, imputati e famigliari, se ne stia preoccupando.

Certo è che l’11 marzo e la gestione degli arresti hanno segnato un epoca e inferto il colpo di grazia sul già agonizzante Movimento milanese. Oggi il Movimento milanese sostanzialmente non c’è più. Ci sono singole realtà che sopravvivono come meglio possono e tanto di cappello per il lavoro quotidiano che fanno. Poi chissà… per com’era ridotto… forse è meglio così…. ma qualcosa si dovrà pur ricreare, ma come? E cosa? Ripartire dalle basi… Trovare nuove formule… Riprendere il contatto con la realtà metropolitana… Sono frasi che, a ragione, si sentono sempre più spesso, ma le difficoltà restano e aumentano in periodi di forte trasformazione come questo. Non esistono le risposte a certe domande, dobbiamo cercare d’intuirle nella pratica, nella sperimentazione…Boh, è un casino!

Nel frattempo continuano a pioverci addosso notizie di merda…
Alla fine di agosto quando eravamo quasi tutti più o meno in vacanza, a Roma hanno ucciso Renato Biagetti. Eravamo sconvolti, è stato come rivivere un incubo. Ci siamo precipitati ad Acrobax per seguire da vicino la vicenda e non è stato facile reggere agli sguardi dei suoi amici, della sua compagna, di suo fratello… Da Milano si è organizzata una partecipazione collettiva alla manifestazione del 2 settembre, il minimo che si potesse fare. Nonostante il treno si sia fermato anche in altre città come Bologna, Firenze, Pisa…, all’arrivo eravamo non più di un’ottantina di persone, tra le quali anche la Rosa, tua mamma, che, si sa, vale centomila. Ma dov’erano tutti gli altri? Possibile che l’omicidio di Renato sia stato così poco “sentito”? … anche l’indifferenza uccide…
Abbiamo analizzato il fatto nei dettagli rilevando le inquietanti analogie e differenza rispetto a quello che è successo a te, a noi. La preoccupante conclusione è che se fra te e Renato sono passati tre anni, tra Renato e il prossimo, se si continua di questo passo, rischia che ne passino molti meno… .

L’Orso l’hanno sgomberato l’11 ottobre. E’ solo l’ultimo di una serie di sgomberi di spazi occupati negli ultimi anni. I centri cominciano a essere sempre meno perché non sono seguite nuove occupazioni, è sempre più difficile tenersi un posto, ma come si fa a rinunciare alla pratica dell’occupazione? Non si può!
Sulla data dello sgombero siamo stati presi alla sprovvista, errori di valutazione. Nel quartiere avevano dispiegato l “esercito”, tipo 400 sbirri, c’è stata un po’ di “resistenza passiva”.
Lo spazio in alcuni momenti ci manca, ma anche questo cambiamento è un segno dei tempi.
Il nostro gruppo, ormai molto diverso rispetto a quando c’eri tu, non ha smesso di co-spirare, di respirare insieme… non è facile, si sa, è un momentaccio. Bisogna andare avanti, certo; senza bisogno di aggrapparsi a un immaginario che appartiene al passato. Quel tempo, questi quattro anni, ce li portiamo sotto la pelle e, nel bene e nel male, fanno parte della storia di ognuno.
Il quarto anniversario sarà diverso da quelli passati, non ci saranno né temi, né mobilitazioni, né grosse analisi sulla fase politica e sociale che stiamo vivendo.
In ballo ci sono solo un paio d’iniziative, musica, graffiti in strada e dei benefit per la tua Bimba, che cresce bella e ti somiglia tanto. Abbiamo sempre voluto ricordarti nella lotta e lo continuiamo a fare ogni giorno, in diversi modi, tutti, indipendentemente dalla distanza e dal tempo che ci separa

Sai Dax, ripensare a tutte queste cose messe insieme, guardarsi indietro con occhio critico e disincantato, non succede spesso. Sì, è ovvio, gli eventi sono stati molto più complessi, ma volevamo raccontarti solo alcune cose, un vissuto essenziale.
Abbiamo ancora tantissimo da imparare per costruire meglio in futuro e grazie a questa lettera ci siamo dati un’occasione per pensare e ricordare.

“Noi abbiamo l’allegria delle nostre allegrie.
E abbiamo anche l’allegria dei nostri dolori,
perché non c’interessa la vita indolore che la civiltà del consumo vende nei supermercati.
E siamo orgogliosi del prezzo di tanto dolore che per tanto amore paghiamo.
Noi abbiamo l’allegria dei nostri errori che mostrano la passione di seguire il cammino.
E abbiamo l’allegria delle nostre disfatte
Perché lottare per la Giustizia e la Bellezza vale la pena anche quando si perde.
E soprattutto abbiamo l’allegria delle nostre speranze.
In tempi di disillusione, quando la disillusione si è trasformata in articolo universale di consumo di massa.
Noi continuiamo credendo nei poteri luminosi dell’abbraccio umano”

Grazie Dax, grazie di resistere.
I tuoi compagni e le tue compagne                                              

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12 Responses to Milano, marzo 2007

  1. sam says:

    Invece qualcun altro e’ scappato da Milano dopo aver preso per il culo tutti quanti ed è capitato qui a spargere la sua merda e i suoi guai. Per farsi strada ha sfruttato gente che l’ha aiutato e forse aveva più bisogno di lui, senza scrupoli e con tanta infamia finalmente la sua indole da borghese destroide, mascherata molto bene, può emergere gli facciamo tanti auguri….infondo non è stata una grossa perdita!
    Caro Dax, mi sembra di conoscerti, la soffocante repressione di questi tempi malati isola e “ghetticizza” è sempre più difficile rischiare di persona per non cambiare niente, ma c’è chi resiste, chi non s’arrende e col tempo con la lotta quotidiana si indigna ancora davanti alla sofferenza e all’ingiustizia.
    La tua storia come quella di altri ragazz* mi provoca un dolore atroce e una rabbia irrefrenabile che non si può trasformare in rassegnazione che non si deve dimenticare…..

  2. *BESLAR* says:

    Sono un compagno piccolo…ma ho le idee ben definite…tanto da ribellarmi a chi cerca di comandarmi…ora che mi interesso di questa cosa chiamata POLITICA…ho capito molte cose…e nn posso negare i brividi che mi sono venuti nel leggere questo blog…mi dispiace veramente tanto x la morte di questo uomo…anche se avrei paura in fondo sarei orgoglioso di fare una fine come la sua…da combattente…bisogna lottare…io VOGLIO lottare x un futuro diverso per me per i miei compagni e per quelli che ancora non capiscono la propria via…non mi va bene tutto questo e non mi va bene che un ragazzo…un uomo com questo Dax debba morire…x l’assenza di umanità in delle cose che non oso definire uomini o persone…forse sbaglierò ad avere questi pensieri data la mia giovane età…ma riesco ad individuare le emozioni che amo quando sento di una folla con i pugni chiusi che canta canzoni di lotta….o quando vedo che con la non-violenza si ottengono delle vere e proprie mete…beh io vorrei essere 1 po’ come Dax anche se lo conosco poco…ho letto un po’ di qua un po’ di la…e posso dirvi che a distanza di chilometri in un piccolo compagno,Dax comincia ad esistere e resistere….
    Sperando di essere sempre quello che voglio…e lottare x quello che credo….. vi saluto!!!!!!!!!

  3. boh90 says:

    Io non sono Skin, ma sono pienamente dalla vostra parte, mi dispiace che Dax non sia ancora vivo.. odiate anche per lui i fasci e i nazi!!

  4. uno dei tanti says:

    Adesso esco e vado in Brioschi…

    Da Indy:

    Per Dax.

    E pensare che fino al giorno prima era tutto quasi bello!
    Questo penso quando la mente torna ai giorni precedenti l’omicidio di Davide.
    La guerra sembrava ormai imminente ed inevitabile, ma la gente, imperterrita, continuava a scendere in piazza.
    Pochi giorni prima a Camp Derby avevano tagliato le reti della base militare americana.
    Il Sabato Milano si era riempita di bandiere arcobaleno.
    La CGIL aveva indetto un corteo per la pace con tre concentramenti diversi. Una cosa mai vista!
    Almeno per me che di politica ne masticavo da poco.
    La vie della metropoli quel giorno erano un vero fiume in piena… La piazza della Stazione Centrale non ce l’aveva fatta a contenere quel mare di gente. La folla era dilagata fino all’inizio di Piazza della Repubblica.
    Gli organizzatori parlavano di 600.000 persone. La Questura più prudentemente di 400.000.
    Comunque, un successo!
    E poi c’era quel sole tiepido di primavera a rendere tutto più bello.
    Erano bastate poco più di 24 ore per stravolgere la situazione.
    Il Lunedì arrivavo a scuola in anticipo come al solito.
    Per fare crocchio in cortile. Per immaginare cosa ci saremmo inventati allo scoppio del conflitto.
    All’improvviso mi sento toccare la spalla. Mi appare la faccia scura e tirata del mio più caro compagno di classe.
    “Che è quella faccia!” inizio scherzoso. Lui mi stoppa subito: “Ma come!!?? Non hai saputo!!?? Questa notte…in Ticinese…un ragazzi ammazzato…i coltelli…i fascisti…all’ospedale…la Polizia…un massacro…”.
    Mi ci era voluto qualche minuto per riuscire mettere ordine tra i pensieri.
    Le lezioni non le avevo neppure seguite. Continuavo a pensare a quel ragazzo steso sull’asfalto in Ticinese.
    All’uscita ci eravamo ribeccati al volo. Il gruppo dei più politicizzati. Appuntamento alle 18 alla stazione della Linea 2 di Porta Genova.
    Avevo comprato il giornale. Parlava di una rissa e di un assalto all’ospedale.
    Anche smanettando sulle frequenze di Radio Popolare non ero riuscito a capire molto di più.
    Esco da casa, non prima di aver preso una kefiah. Non si sa mai.
    In metro osservo la gente. Quanti sapranno? Chi sarà rimasto colpito dalla vicenda? Chi verrà al corteo?
    A Porta Genova scende un po’ di gente “giusta”. Dalla mia scuola siamo una decina.
    Ci avviamo verso Via Gola che è già buio.
    La via è già un fiume in piena. Si sta pigiatissimi e la gente continua ad arrivare.
    Parlando con qualcuno i contorni della vicenda iniziano ad apparirmi più chiari.
    A spiegarmi tutto più di tante parole basta una sola immagine.
    Una faccia irriconoscibile tanto è gonfia, deformata e piena di bende. E’ uno dei ragazzi pestati al San Paolo.
    “Dai! Partiamo con questo corteo!” Urla qualcuno.
    Dopo un po’ di esitazioni la manifestazione parte.
    Via Brioschi, dove Dax è caduto, è già piena di fiori. Ci si ferma in un silenzio irreale. Qualcuno piange. Altri si abbracciano. C’è chi sta in disparte…in silenzio.
    Si riparte.
    All’improvviso un ragazzo, coperto dalla testa ai piedi, parte di corsa e lancia qualcosa. Il lancio è preciso e becca in pieno un terrazzino. La forte esplosione fa venire giù la finestra.
    Solo ora capisco che è un Commissariato di Polizia. Per l’esattezza il Commissariato di PS di Via Tabacchi.
    Altri scrivono insulti sui muri.
    La Polizia non si fa vedere.
    Si torna in Via Gola. Un’amica mi dice che dalla caserma dei Vigili del Fuoco all’angolo hanno messo su “Bella Ciao”.
    La giornata è finita, ma altre più dure ci aspettano.
    Inutile dire che la notte del 17 Marzo 2003 non sono riuscito a dormire.
    I due giorni successivi gli eventi sembrano accavallarsi drammaticamente: la morte di Dax e la guerra imminente.
    La notte di Mercoledì 19 Marzo, a Milano, migliaia di persone si addormentano con l’orecchio attaccato a Radio Popolare o gli occhi sulle televisioni.
    L’attacco scatta inesorabile alle 3 di notte.
    A comunicarmelo all’alba è una mia amica: “Ci siamo, è iniziata!”.
    A scuola una marea di studenti sono fermi in cortile in attesa di decisioni.
    Blocchiamo la strada e dopo un po’ prendiamo la metropolitana.
    Largo Cairoli trabocca di gente. La città è attraversata da un unico immenso corteo. In Via Larga si immettono dalla Statale migliaia di universitari.
    Piazza Duomo è piena, ma noi puntiamo decisi verso la Stazione Centrale che in pochi minuti viene occupata e bloccata.
    I funerali di Davide arrivano in fretta.
    Io ho scelto di non andarci. Non ce l’avrei fatta.
    Chi ci è andato ha detto che probabilmente a Dax sarebbero piaciuti. Il sole, il vento che gonfia le bandiera, migliaia di persone in silenzio e coi pugni chiusi, canti di lotta…
    Alle 15 il Ticinese è già pieno.
    Il corteo si struttura.
    Alcuni ragazzi saltano giù da un tir che va in testa.
    Un mio amico con l’aria seria e preoccupata mi dice: “Noi stiamo in coda a chiudere”.
    La manifestazione parte. Migliaia e migliaia di persone.
    Il corteo si muove con lentezza esasperante. Sembra quasi un serpente alla ricerca di un obiettivo.
    La rabbia dei compagni si sfoga sulle vetrine. Passando ne vedo i segni. Una Cariplo, un’agenzia immobiliare, una gioielleria.
    In Cairoli i ragazzi dei centri si mischiano al concentramento dei pacifisti.
    Arrivati in Piazza Cavour il corteo è un po’ sfilacciato e stranamente gira a destra.
    Si sta evitando il Consolato USA.
    In Palestro sale la tensione tra i compagni, ma ben presto si riparte.
    In San Babila e Corso Europa saltano un McDonald’s, alcuni uffici di lusso e quello mi dicono essere l’ufficio del turismo israeliano.
    Si arriva che il buoi è già calato e Piazza Duomo si sta già svuotando.
    Addosso un forte senso d’impotenza.
    Qualcuno continuerà a sfogare la propria rabbia a San Siro.

    http://italy.indymedia.org/news/2005/03/753157.php
    http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1020643.php

  5. *s* says:

    sono passati 4 anni da quella maledetta sera. Sono passati 4 anni da quando ho letto il tuo nome sul giornale.
    Ricordo che avevo appena finito di lavorare al bar e stavo mangiando la solita piadina crudo e mozzarella, sfogliando il giornale e pensando che avrei dovuto sbrigarmi, perchè dovevo tornare in università. Quel pomeriggio non sono tornata in università. Giri di telefonate per capire cosa era successo, per capire se eri tu, proprio tu. Decine di sigarette, nervi a fior di pelle, incredulità.
    Sono passati 4 anni ed ogni tanto mi fermo a pensare perchè diavolo sei morto, qual’è il motivo di quelle coltellate che ti hanno ucciso.
    domani sarò anche io a Milano, per ricordarti e per stare con te e con gli altri. continuerò a chiedermi perchè, ma continuerò a pensare a te nei cortei, nelle serate, nelle assemblee.
    ciao Dax.

  6. Anti fa says:

    DAX Resiste e Lotta con NOI

  7. perchè non riusciamo a metterlo nel blog degli assalti?
    http://www.assaltifrontali.it/blog.html

  8. Daniele says:

    Alle 21 del 16 marzo in via Brioschi porterò la versione solista del mio spettacolo dedicato a Fausto e Iaio. Alla fine leggerò i bigliettini che migliaia di persone scrissero dopo la loro morte e tante poesie e ricordi di Dax, Luca Rossi, Roberto Franceschi. Vi aspetto per una serata di alta memoria.
    Daniele Biacchessi

  9. Jospi Broz says:

    … e ci sono stati anche gli accoltellati a Bergamo, nell’estate 2004, giusto una settimana prima delle coltellate in conchetta.
    3 compagni all’ospedale, accoltellati in un agguato in Città alta l’ultima notte del mese di luglio…
    Qui la cronaca

  10. @ says:

    “Il quarto anniversario sarà diverso da quelli passati, non ci saranno né temi, né mobilitazioni, né grosse analisi sulla fase politica e sociale che stiamo vivendo. “

    ma secondo me il problema è che gli anni passati le mobilitazioni non sono state poi portate avanti( e questa ovviamente non è colpa vostra ma del movimento milanese) e che alle analisi teoriche non è seguita una prassi conseguente.

    p.s.
    ma novità sulla campagna contro oxus???

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